CINEMA. RECENSIONI. Il concerto (di R. Mihaileanu)

La musica è libertà e vita, ma talvolta può essere riscatto esistenziale e crocevia di intere esistenze. Il film di Radu Mihaileanu è un concerto di emozioni che si dipana tra risate ubriache e arditi espedienti.

L’ossessione di Andrei Filipov da trent’anni è quella di tornare a dirigere l’Orchestra del Bolchoi.
Dimostrare al mondo di esistere ancora, dopo aver provato sulla propria pelle il sapore aspro della sconfitta ma per riuscirci davvero bisogna tentare l’impossibile, recuperando i vecchi compari orchestrali, dispersi come (a causa di) lui o travolti dalle fitte ombre dell’antiebraismo sovietico.

Dirigere Tchaikovsky a Parigi diventa una meta improvvisamente tangibile e il sogno inizia a stagliarsi all’orizzonte. Comincia qui un viaggio russo e gitano, che sa di violini e di sudore, il tutto per portare a termine ciò che nel 1980 veniva brutalmente stroncato dal regime sovietico di Breznev. Echi di Goran Bregovic nelle partiture di Tchaikovsky. Un lungo cammino che da Piazza Rossa conduce agli Champs Elises e ancora oltre, verso la libertà, verso la parità, l’uguaglianza e solo alla fine verso la gloria. Rialzarsi non avendo nulla da perdere perchè tutto o quasi è ormai perso, tranne quello spiraglio, quell’ultimo atto da riscrivere.

Il regista (fonte: movieplayer.it)

Sceneggiato in maniera sublime, questo Concerto è qualcosa che resta dentro come tutte le storie vere e vissute. In un crescendo di situazioni grottesche, zingare e talvolta un po’ fantozziane (nel senso più nobile del termine). Un roadmovie che non perde mai la sua forza narrativa neppure quando cambia registro per toccare le corde del cuore grazie al contributo di una Melanie Laurent che qui è la grazia e l’eleganza.

Il tutto conduce dritti all’atto finale, al Miracolo, alla gloriosa e struggente cavalcata che, in un crescendo di archi e violini, snoda uno per volta i fili di una storia drammatica rimasta per troppo tempo impigliata nelle trame di un’entità che la politica alimenta e la musica affievolisce fino ad annullare: la barbarie umana.

Le scene finali di quest’opera, scandite dalle lacrime della protagonista femminile e dall’incredulità orgasmica di quello maschile sono estasi pura, espiazione e insieme catarsi dell’umanità. Tutto acquista senso grazie alla musica. Perchè è essa stessa il senso di tutto.

Capolavoro

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