CINEMA. RECENSIONI. Machete (di R. Rodriguez)

Chi l’avrebbe mai detto che da uno spin off di GrindHouse sarebbe venuto fuori un piccolo gioiellino pulp come questo “Machete”?

Cominciamo subito con una precisazione.
“Machete” non è un B-Movie d’evasione per gli amanti dello splatter, ma un film politico, un’invettiva forte del regista Robert Rodriguez sul tema dell’integrazione razziale negli Stati Uniti.

Il protagonista non è affatto quello che sembra.

Machete-8

A dispetto di una fisicità e di un volto poco raccomandabili, Machete è un uomo solo e ricattato. Un messicano emarginato, costretto dalle circostanze a tirare fuori il suo lato più brutale per non soccombere agli Stati Uniti dall’odio razziale. Machete è un ex-federale che sceglie di percorrere la sua strada da solo per non scendere a compromessi, così come la sua nemesi Torrez.

R.Rodriguez si apre la giacca e sulla sua t-shirt Machete fa lo stesso

Prima di vedere il film, avevo letto recensioni che parlavano di “machismo”, “sesso spinto”, come se il film fosse una carrellata di teste mozzate e tutto fosse un pretesto per farci impressionare dal grugno di Danny TREJO. Come se ogni donna del film fosse lì a fare tappezzeria. Beh, pfff anche, ma mi permetto di dissentire.

Come nella migliore tradizione della Exploitation, il sesso e la violenza gratuita sono ovviamente un sottotesto costante, ma la perversione appartiene qui ai simboli del Sistema: l’avidità del senatore McLaughing (un De Niro che, finchè dura, se la ride, appunto) e quella del suo segretario che cova istinti incestuosi.
Il conservatorismo spietato di Von Jackson (Don Johnson).

In un mondo dove il confine tra bene e male è arbitrario, i preti in pericolo possono armarsi fino ai denti, le figlie turbolente possono farsi vendetta da sole “in abito da suora”, ma i veri cattivi restano loro.

Persino la malvagità pura del superboss Torrez (un redivivo Steven Seagal) verrà in parte riscattata nell’ultima scena.

In “Machete”, la Revolucion cubana diventa messicana e i sigari anche.
Il Che diventa Shè ed ha il volto della tostissima Michelle Rodriguez.
La giustizia ha la meglio sulla legge, nel cuore di una poliziotta inizialmente arrivista (Sartana/Alba).

Danny Trejo si apre la giacca e sotto c’ha la panza

Parafrasando una frase che è già cult, “Machete improvvisa”.
Un film che si/ci diverte, che si/ci prende in giro con stile ed intelligenza. Il mix tra attori affermati, ripescaggi di lusso e sorprese assolute funziona a dovere e la regia di Rodriguez conferisce al tutto un ritmo frenetico e cool.

Frasi celebri:

“Machete non manda messaggi. Machete improvvisa”

“Hai fatto arrabbiare il messicano sbagliato”

“Cos’è questa cosa lunga e dura?”
“Il mio machete”

 

Lo spin off che conquista già al primo cliché.

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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

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