CINEMA. INTERVISTA a “Mr. MILLE TRAILER” #2

(…)Mi sfugge un sorrisino compiaciuto:“Zeta55: missione disperata”? Questo nome non mi giunge totalmente nuovo. Lei, dunque, da giovane era molto attivo. Cosa consiglia ai giovani di adesso? Cosa dice loro quando li incontra a Catania per il TFF?

Miro Grisanti nel suo studio romano

Ai giovani dico sempre di studiare dai più grandi e di non fermarsi ai soliti quattro, cinque nomi più blasonati. A loro dico sempre di studiare il cinema di Germi. Pietro Germi è un maestro, il cineasta più sottovalutato di tutti. Lo conoscono in tanti ma non abbastanza, perché stiamo parlando di un genio assoluto a livello di Fellini, di Visconti ecc. Anzi, sono proprio i registi più popolari e conosciuti ad aver preso lezioni di regia da Germi. Hanno iniziato tutti con lui come aiutanti alla regia. E poi un consiglio è quello di lavorare…tanto. Il nostro è un lavoro di sacrifici. Io ho iniziato  come ragazzo di bottega portando le “pizze”, dopo un anno e mezzo sono diventato capo-reparto e così via. Ricordo che una volta, un operatore mi chiese di tenere sul petto una di quelle vecchie macchine a manovella e di proiettare le immagini della presentazione in sala. Io gli dissi “Ma come faccio a  tenere un andamento costante?” E lui: ” Non respirare, canta “Giovinezza” e tieni il tempo con la manovella” [siamo in piena epoca Fascista, NdR]

Bisogna crederci, studiare, soprattutto oggi che la produzione cinematografica è una sorta di “nicchia”, in cui è difficilissimo entrare. Una volta c’era molto più dialogo e molta meno diffidenza di oggi. E poi consiglio di affidarsi ai consigli della famiglia, sempre. Mia moglie, ad esempio, è stata fondamentale nei momenti più bui della mia carriera.

mymovies

Come è cambiato il linguaggio dei trailer per lei che se li è visti passare sotto al naso praticamente tutti?

Beh, è cambiato tantissimo sia a livello di durata che di qualità degli elaborati. Ricordo un mio vecchio collega, Igino Lardani, che ora purtroppo non c’è più ma ha lasciato al figlio. Lui era un vero maestro delle presentazioni: quelle che realizzò per i film di Sergio Leone erano davvero bellissime. Ma tornando a noi…beh le prime presentazioni erano molto più lunghe, lineari e raccontate. Poi la mia generazione cercò con passione ed ingegno un linguaggio più evocativo e “per immagini”. Per il film di Dario Argento “Quattro mosche di velluto grigio” (1971), ad esempio, io utilizzai una maschera fissa per buona parte dei 2 minuti e mezzo di trailer e mi inventai questa trovata artigianale di versare la trielina sui volti dei protagonisti dipinti sul polistirolo. L’effetto prodotto fu così d’impatto che molti di lì a poco me lo copiarono. Ma ho realizzato trailer innovativi per tutti i più grandi: da Pasolini a Visconti (per “La caduta degli Dei” NdR). Per Fellini ne feci due: “Ginger e Fred” e “La voce della luna” [foto].

E sa una cosa? Loro non interferivano mai col mio lavoro, cosa che invece accade sempre oggi.

Ad un certo punto, c’è stato il boom della Tv. Da quel momento, il trailer ha subito una lenta ma graduale compressione temporale che si è fatta ancora più marcata con l’avvento della Tv commerciale. Oggi trovi trailer di 60, 30, 5 secondi. Cosa metti in cinque secondi di trailer? [ride, NdR] Lo sa che ci sono aziende che vendono materiale d’archivio ai trailermakers come noi? Se, ad esempio, ti serve una panoramica dall’alto di New York, la chiedi a loro anche se nel film, di fatto, non appare. Ogni nazione si è specializzata in sequenze ben precise: i tedeschi, per dirne una, sono fantastici nelle scene con automobili in fiamme. Non c’è niente di più ripetitivo e povero di idee come i trailer fatti oggi. Sembra di vedere sempre la stessa trailer. L’effetto è “preconfezionato”, standardizzato. C’è un trailer per ogni momento dell’anno. Adesso (Novembre) è il momento delle risate. (continua…)

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