CINEMA. The Artist vs Hugo Cabret

La notte degli Oscar si avvicina e The Artist resta il favorito per la statuetta più ambita, quella di Miglior Film. Sarà per il successo improvviso piombato sulla pellicola, ma in queste settimane si è fatto un gran parlare del film di Michel Hazanavicius e, come ogni cosa di cui si parla troppo, prima o poi spunta fuori anche una corrente di pensiero che rema contro. Molti, infatti, vorrebbero che l’Oscar finisse nelle mani di Martin Scorsese per tutto ciò che ha dato in passato più che per per il suo personalissimo omaggio al Cinema: “Hugo Cabret”. Quest’ultimo e “The Artist” sono due film molto diversi tra loro eppure è possibile confrontarli perché entrambi sono un “Omaggio alla settima arte”. Il primo omaggio proviene da un semisconosciuto cineasta francese di origini ebree diventato di colpo grande mentre l’altro da uno dei Maestri indiscussi del cinema.

Io ho visto entrambi i film e questo è quello che penso:

fonte Liquida

The Artist                                                                           

PRO    

E’ un film in grado di appassionarti, commuoverti, divertirti.

Coraggioso, creativo, a tratti geniale, con un cast nuovo e sorprendente.

Lo spettatore viene rapito completamente e le due ore di pellicola fuggono via come tutte le cose straordinarie.

CONTRO

I primi 6,7 minuti di film. Quelli in cui lo spettatore deve “adattarsi” all’assenza di sonoro.

Hugo Cabret

PRO

Un buon film.

Ottima realizzazione tecnica. Parigi in CGI e il 3D sono da urlo. Passano gli anni ma le scenografie di Dante Ferretti restano il meglio su piazza.

Ben Kingsley è un Meliés burbero e tormentato

CONTRO

Il ritmo non incalza.

Tutto resta involontariamente sospeso tra l’ultimo debole “Oliver Twist” cinematografico di R. Polansky, Harry Potter e “A Christas Carrol”. Un mix che non giova all’entertainment.

Tirando le somme…

“The Artist” merita tutta l’attenzione che stampa e media gli stanno riservando in questi giorni così come merita l’Oscar di Miglior Film, nonostante sia un'”Opera Prima” e nonostante i protagonisti siano dei semisconosciuti attori d’Oltralpe. Il suo maggior pregio è quello di riuscire a raccontare contemporaneamente una storia magnifica e La storia del cinema, strizzandole di continuo l’occhio in maniera sublime e mai banale.

“Hugo Cabret” sceglie invece la via del docu-metafilm fantascientifico e questo conferisce al tutto quel qualcosa di “già ampiamente visto” che contribuisce a far calare il ritmo e a far scemare l’interesse dello spettatore. Nonostante le scenografie da Oscar di Dante Ferretti (che bella Parigi di inizio ‘900 in chiave vagamente retro-steampunk!) e la regia di Scorsese, il film non convince in pieno: La storia del cinema finisce per avere il sopravvento sulla storia del film in sé e il risultato finale è un fantasy infinitamente lento, compassato e prevedibile. Dentro “Hugo Cabret” c’è tutto quello che trovereste in un normalissimo manuale di storia del cinema: “Viaggio sulla Luna”, Meliés, i fratelli Lumiére, Truffaut, gli ingranaggi di “Tempi Moderni”, l’umanoide di “Metropolis”,  ma se manca la scintilla questi elementi finiscono tristemente per perdere significato.

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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

  1. egle1967

    Condivido in pieno la tua recensione e scelta….Scorsese l’ho amato tanto, ma ultimamente farebbe bene a fermarsi un po’ e ritrovare le sue origini, insomma e i muti..che di re io li adoro, sto guardando quelli degli anni 20 oggi….ciao

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