CINEMA. TO ROME WITH LOVE, di W. Allen

Vacanze Romane? No Woody, grazie

E’ inevitabile che un regista conosca fortune alterne nel corso del suo percorso professionale, soprattutto quando la sua è una carriera cominciata nel lontano 1966 e si hanno all’attivo un’infinità di film diretti e sceneggiati, di riconoscimenti, di comicità e genialità dispensate a piene mani. Dopo il buon“MIDNIGHT IN PARIS”, omaggio agrodolce ma ben strutturato alla capitale transalpina, Woody ALLEN vira su roma per la gioia di tutto lo stivale, impaziente di accoglierne il genio ma ancora ignaro del disastroso prodotto che sta contribuendo a realizzare. Sì, perchè se Allen decide di fare un film a Roma, le porte si aprono al suo passaggio senza neppure il bisogno di fare “toc toc”: città bloccata per le riprese del film, patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, cast italiano e buona parte dei fondi che servono.
Dopo questo popo’ di accoglienza è lecito attendersi un bel film o perlomeno in linea con l’altalenante ultima produzione alleniana e invece nella Città Eterna si consuma quello che senza dubbio resterà negli annali come il momento più fiacco della sua carriera. A 77 anni, Woody Allen non è più l’uomo nevrotico e caustico di un tempo ma sembra piuttosto il suo stanco e serioso alter ego che quasi non si riconosce più nel genere della commedia, eccezion fatta per qualche battutina e quell’intuizione messe lì a tener su due ore e mezza di pellicola lenta e noiosa. Resta solo una certezza in chi vede questo film: Woody Allen conosce l’Italia come un italiano che ha sempre vissuto in Italia dice di conoscere gli Stati Uniti avendoli visti una volta sulle cartoline. Il Belpaese del film di Allen è svuotato, noioso, stucchevole, una nazione stereotipata e ancoràta ad un’Italia morta e sepolta, a riprova che gli americani non possono e non vogliono vederci in nessun’altra maniera. Ma l’ambientazione e i costumi dal sapore inspiegabilmente retrò, a pensarci bene, sono il male minore di questa pellicola. Bella la fotografia ma il film è anemico soprattutto nei dialoghi e racconta svogliatamente un po’ di storie che di felliniano o desichiano non hanno proprio nulla. Racconta di un uomo (Roberto BENIGNI) che diventa di colpo famoso senza saperne il motivo; di una giovane coppia alle prese con relazioni extraconiugali in perfetto stile  cinepanettone (ma senza volgarità), in cui spicca la supersexy Penelope Cruz; di un famoso architetto americano (Alec BALDWIN) che torna nei luoghi della sua giovinezza e che quando incappa in un ragazzotto che sembra lui trent’anni prima, si trasforma nella sua ombra tanto da farci addirittura supporre che il personaggio in realtà non esista; racconta, infine, di un pensionato (lo stesso Woody ALLEN) che dagli USA arriva a Roma per conoscere il nuovo fidanzato di sua figlia ma che invece si fa rapire dal talento canoro di suo padre sotto la doccia.Se l’intento di Allen era quello di girare il suo “Vacanze Romane” ironico e tagliente, l’idea appare a monte quantomai azzardata, freak e priva di senso. E’ come se il regista, animato da chissà quale sogno adolescenziale, voglia a tutti i costi coniugare il suo (peggior) cinema all’atmosfera di “Vacanze Romane” di William Wyler. E’ un film che ti porta in giro per la Città Eterna, per fortuna non in vespa, ma che in realtà non porta da nessuna parte. Due parole sui protagonisti: lo strano mix di attori nostrani e star di Hollywood che “bazzicano” Trastevere funzionerebbe anche, se non fosse per quei dialoghi così piatti. Ellen Page (Juno) riesce ad essere magnetica anche dicendo cose banali.

“Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee, “Nine” di Rob Marshall e adesso “To Rome with Love” di Woody Allen: tre indizi fanno una prova (anche se l’elenco potrebbe continuare… “Mangia, prega, ama” ecc). Quando un americano, peggio se newyorchese, dichiara di voler realizzare un omaggio al nostro Paese, forse sarebbe bene rispondergli: “Stiamo bene così, grazie”.
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