CINEMA- RECENSIONE. Hunger Games. Amore e morte al tempo dei reality show

Gli “Hunger Games” sono più vicini di quanto si pensi: è la tesi del regista Gary Ross (Seabiscuit, un mito senza tempo– 2003). In un futuro quantomai distonico, la Terra è un posto diviso in 12 distretti, a capo dei quali c’è Capitol City, la capitale, il luogo dove si svolgono regolarmente i “Giochi della Fame”. La democrazia è un lontano e sbiadito ricordo e il popolo è assoggettato da un Potere eccentrico ed oscuro che si regge sul terrore e sulla repressione fisica dei giovani, simbolo di rivolta. A questi “giochi” sono tenuti a concorrere tutti i ragazzi che hanno dai 12 ai 20 anni e ogni distretto fornisce due “tributi”, scelti a caso, che dovranno cercare di sopravvivere in uno perimetro naturale delimitato e sorvegliato da centinaia di telecamere.

Gli Hunger Games, insomma, sono il Reality Show più estremo che si possa immaginare e anche il più crudo dato che i i giovani hanno il solo obiettivo di massacrarsi a vicenda e di sopravvivere tra pericoli, minacce ed improvvise “sorprese” all’interno del Fomat televisivo. La regola dei Giochi è molto semplice: chi sopravviverà sarà il vincitore mentre gli altri moriranno. A questo macabro spettacolo, una sorta di “SuperBowl orwelliano” condito da tanto thrilling, prendono, loro malgrado, parte due ragazzi del Distretto 12: la bella Katniss (che si offre volontaria per evitare la morte a sua sorella) e Peeta. Il programma televisivo è contornato da personaggi e conduttori falsi e spietati che con i giovani concorrenti in gara mostrano la stessa spocchia e lo stesso cinismo che avevano gli antichi senatori romani nei confronti dei gladiatori all’interno delle arene. C’è il curatore dei giochi Seneca Crane con la sua mefistofelica barba, l’odioso e ammiccante intervistatore Caesar Flickman dai capelli blu, senza dimenticare il cattivissimo decano interpretato da Donald Sutherland.

Il film di Gary Ross tiene piuttosto fede al romanzo di Suzanne Collins da cui è tratto e ci porta in un futuro dove l’orrore dell’Olocausto e l’orrore  di una certa produzione televisiva tuttora in auge trovano il loro inquietante punto di contatto: i “giochi della fame” si fanno “giochi della fama”. In un mondo alla deriva, la morte è diventata parte integrante dell’offerta mediatica e viene servita al pubblico come “piatto forte” in un tripudio di colori meravigliosamente pacchiani e acconciature eccentriche (alla Lady Gaga), che creano un disturbo ancora più forte se li si paragona al grigiore e al disagio dei Distretti. Per la sua idea di futuro corrotto e allo sbando, Ross prende in prestito alcune atmosfere post-apocalittiche già viste in vecchi film di fantascienza come Totall Recall (1990: film tratto dalla short story di P.K. Dick “We Can Remember It for You Wholesale”), ma soprattutto “The Running Man” (“L’eliminatore”), ispirato ad un racconto di Stephen King. Se quest’ultima pellicola, però, era una “visione profetica” di un futuro ancora lontano, in “The Hunger Games” di profetico non c’è nulla. I reality, “L’Isola dei famosi”, Twitter (i pizzini che i concorrenti trovano lungo il percorso), gli aiuti da casa, la sofferenza umana che si fa audience, il dolore che si fa spettacolo: basta accendere la tv per ritrovarsi davanti agli occhi tutti questi ingredienti, già oggi. Hunger Games fa soltanto un passettino avanti, quello del non-ritorno.

Complessivamente il film merita di essere visto, non tanto per la parte iniziale che si spalma su tempi piuttosto allungati e non chiarisce ancora dove la storia voglia andare a parare, con quella sensazione di “già visto” e “teen oriented” che non promette nulla di particolarmente interessante. Le cose migliori e più mature arrivano sorprendentemente dall’inizio dei Giochi in poi, quando il ritmo si fa frenetico e asciutto e la protagonista (la bella e brava Jennifer Lawrence) decide di abbandonare la paura e di prendere in mano la situazione per non soccombere.

Il film, così come il libro da cui è tratto, è ricchissimo di citazioni e richiami simbolici che coprono un periodo storico vastissimo che va dalle civiltà classiche, dai miti greci, fino alle tematiche di estrema attualità come l’autodistruzione giovanile, la mancanza di un “senso comune”, il controllo dei media, l’appiattimento dei giovani davanti alla tv, la loro incapacità di assumersi l’onere di una rivoluzione. Nell’unico diktat imposto ai concorrenti degli “Hunger Games”, paradossalmente, si nasconde anche l’unica via di salvezza da questi giochi della morte e cioè “piacere al pubblico”, soprattutto quando questo significa mentire. In questo contesto si inserisce la scena finale, che chiude il cerchio in maniera intelligente e per nulla scontata, come un dramma shakespeariano dei nostri tempi.

 

 

leggila anche su Vavel.com

Annunci

Informazioni su copyisteria

Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

  1. Effettivamente mi aveva fatto pensare proprio a “The Running Man”, con lo spettacolo più violento e la violenza più spettacolare messe a disposizione del pubblico; come dice il presentatore Killian “noi gli diamo soltanto quello che vogliono” (nel film). Allo stesso modo mi aveva fatto ripensare a un manga di qualche anno fa, “Battle Royal”, con una storia simile: adolescenti da tutto il Giappone sono messi su di un’isola e costretti a combattere all’ultimo sangue. Spero di vederlo presto!

    p.s. – Forse ricordo male, ma “The Running Man” da noi non era “L’implacabile”?

    • Non conosco Battle Royal, ma rimedierò alla lacuna e ti saprò dire. 🙂 Sì, credo fosse proprio “L’Implacabile”…cavolo, questo mi riporta alla mente la questione dei titoli tradotti da cane. A presto GW

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: