MUSICA. Ian Anderson infiamma la folla nel tour di Thick as a Brick 2

Se anche voi, come il sottoscritto siete degli amanti dei Jethro Tull e in particolare dell’album “Thick as a brick”, questo pezzo di Caterina Mascaretti potrebbe interessarvi. E quando dico interessarvi, intendo dire “molto”…

THICK AS A BRICK 2-Che fine ha fatto Gerald Bostock? Sono passati già 40 anni da quando il bambino prodigio di 8 anni aveva ricevuto il primo premio ad un concorso di poesia, revocatogli poi per aver detto una parolaccia in tv. Era il 1972 quando Ian Anderson decise di usare questo personaggio fittizio rendendolo autore del poema che fece da testo a, concept album dei Jethro Tull diventato poi una pietra miliare del rock progressive internazionale; è il 2012 quando Ian Anderson decide di far rivivere la sua creatura grazie a “Thick as a Brick 2”.

E se nel 1972 l’avventura di “Little Milton” veniva narrata nella copertina dell’album, un fantomatico quotidiano ripiegato, per l’esattezza il St. Cleve Chronicle, il suo futuro è affidato ad una versione web dello stesso giornale, che racconta cinque possibili evoluzioni del personaggio: dal soldato allo sbandato, dal prete passando per il negoziante fino ad arrivare al banchiere. Ipotetici destini di ognuno, che riflettono le sfumature del “What If…?”, domanda che sorge spontanea a chi, come l’autore, vuole riflettere sul suo passato o anche sulle probabilità che offre il futuro.

Thick as a brick

Thick as a Brick 2, pubblicato il 2 Aprile e disponibile in 3 versioni (CD, digital download e Special Edition), richiama l’idea del concept album seppur diviso in due sezioni: “Divergence – Interventions, Parallel Possibilities” e “Covergence -Destiny, Fate, Karma, Kismet”. L’ascolto permette ai nostalgici di fare un tuffo nel passato, anche perché per stessa decisione di Anderson si è voluta mantenere la strumentazione originaria, compreso l’immancabile flauto, senza cedere troppo al richiamo della digitalizzazione.
Il lavoro può definirsi un album solista a tutti gli effetti dello scozzese Ian Anderson, in quanto non presenta il contributo del chitarrista storico Martin Barre, unico superstite della formazione del ’72 insieme proprio ad Anderson, sostituito da Florian Opahle che insieme alla band al completo permetterà ai fan di godersi uno spettacolo complesso. Anderson infatti, in occasione dei 40 anni della prima opera, ha deciso di portare in tour entrambi gli album, organizzando una messa in scena coi fiocchi, ricca dal punto di vista musicale e visivo grazie all’ausilio di filmati. E dopo aver fatto rivivere la magia degli anni ’70 a Torino e Milano, sarà ancora possibile per i fan italiani assistere all’evento in altre 2 occasioni: il 17 giugno allo Sferisterio di Macerata, nell’ambito delle serate finali del Festival di Musicultura, e il 4 dicembre, data posticipata del concerto del 2 giugno a Modena, rimandato a causa del terremoto che ha colpito l’Emilia. [DI CATERINA MASCARETTI- leggi l’originale su Vavel.com]
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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

  1. wolfghost

    ahah fantastico! Un vero tuffo nel passato! 😛 Personalmente non ero proprio un loro fan, ma conoscevo chi sarebbe stato pronto a stracciarsi le vesti per essere ad uno dei loro concerti. La mimica quando li si ricordava poi, andava immediatamente all’immancabile flauto. E bravo il redivivo Ian! 😉
    E interessante anche il tuo spazio, ricco di notizie di diverso genere.

    http://www.wolfghost.com

  2. Grande gruppo che io conosco direi abbastanza bene e che mi piace!
    Quindi nei concerti rifà Thick as a Brick secondo un lavoro più alla Anderson che alla Jethro Tull?
    Ho capito bene?
    Ciao!

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