IN LIBRERIA. Atlante di Roma Antica

Il 12 giugno va in libreria ATLANTE DI ROMA ANTICA, biografia e ritratti della città, due volumi, 1.250 pagine, con 248 foto e 333 tavole (Electa, 150 euro).

“E’ stato un lavoro micidiale, un lavoro che mancava al mondo e anche a me stesso”, dice l’archeologo Andrea Carandini su ilMessaggero. Gli fa eco il suo allievo e successore alla Sapienza Paolo Carafa, che precisa: “La memoria del progetto e delle sue tavole è di circa dieci gigabyte”. Roma Antica è stata minuziosamente ricostruita grazie ad un uso massiccio del programma da disegno Autocad al quale si sono aggiunte circa 170 ore di musica. “Molti giovani hanno fatto le notti al computer per rendere possibile questo progetto”, dice l’archeologo.

Villa Adriana (Tivoli-RM)

Dieci anni di lavoro per ricostruire con la tecnologia digitale la Roma che va dal IX secolo avanti Cristo al VI dopo: nessuno aveva mai aggiornato la Forma Urbis di Rodolfo Lanciani e invece questo manipolo di architetti (35 all’inizio, di cui solo due col posto fisso), ha fatto l’impresa in silenzio, servendosi di 46 tavole in scala 1:1000, pubblicate dal 1893 al 1901 e collezionando tutte le fonti disponibili, come monili, monete d’epoca e tutto ciò che poteva fornire informazioni e dettagli inediti della Città Eterna in età Imperiale. I dati sono aggiornati alle ricerche del 2000 e sono state realizzate persino ricostruzioni tridimensionali di oltre 2.000 edifici.

“Lo abbiamo fatto per i turisti- dice ancora Carandini-. Per fornire loro una visione organica dell’Urbe antica, ma non abbiamo la pretesa di aver ricostruito Roma alla perfezione. E’ stato necessario abbinare un po’ di immaginazione al meticoloso lavoro scientifico e di ricerca. In realtà, di Roma non si sa nulla, noi abbiamo proceduto anche per analogie, ad esempio la scena del Teatro di Pompeo nella fase tarda è quella del Teatro di Sabrata, a lui coevo”.

SCOPERTE– In un interessante articolo apparso oggi su ilMessaggero, Carandini illustra qualche tavola e commenta:
“Questa è la Villa della Farnesina, ricostruita con le camere degli schiavi, vista da terra e dal Tevere. Diamo un nome anche a chi l’ha costruita: Lucius Arruntius. Vicine sono infatti le Cantine Arrunziane: erano anche collegate alla Villa. Nel salone del Diribitorium in Campo Marzio, è disegnato anche il trave più lungo dell’Urbe, trenta metri: l’edificio era alto trenta metri, come un nostro edificio di dieci piani. Non si era mai visto il Palazzo imperiale come era in tutta la sua immensità. A Caracalla si vede dove stava il Toro Farnese, quali erano le condotte d’acqua. Si scopre che le basiliche tardo-antiche erano, in realtà, delle sale da pranzo. Che la lunghezza delle basiliche di San Pietro e di Treviri è analoga, 200 piedi, a quella del Sessorium, il palazzo imperiale: Costantino dà alla Cristianità lo stesso numero di piedi che, in realtà, aveva dato a se stesso, la medesima maestosità. Se si guarda il palazzo di Eliogabalo, sembra di stare a New York. C’è perfino la camera da letto dove fu ammazzato Diocleziano: il frontone del suo palazzo è quello che è stato inciso in un’altra moneta. Qui c’è il Tempio di Traiano e Plotina ai Fori, di cui in tanti hanno negato l’esistenza. Le capanne nel Foro, dell’VIII secolo, si vede come dopo diventano, e come ora vediamo il luogo. Della casa di Caligola si legge il ponte che si era costruito per raggiungere il Campidoglio; di quella di Augusto si seguono tutti gli ampliamenti successivi”.

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