LIBRI. La biografia di Lina Wertmuller ad autunno

Lei è quella di sempre: occhiali con la montatura bianca e un’energia contagiosa che non conosce cedimenti nonostante le 86 primavere. «Mi è andata bene, ragazzi. Sono stata molto fortunata». Arcangela Felice Assunta Wertmller von Elgg Spanol von Braueich, per tutti Lina Wertmuller, è la signora assoluta del cinema italiano, nonostante non faccia che ripetere che deve tutto alla dea bendata. Dalla sua, decine di classici di celluloide diretti che fanno ormai parte dell’immaginario collettivo italiano. La regista di “Travolti da un insolito destino” e di “Pasqualino Settebellezze” sta scrivendo la sua autobiografia che arriverà in autunno (Mondadori).

L’INFANZIA– «Sono nata in una villetta rosa dietro piazza Cola di Rienzo, a Roma. Mentre nascevo nonno sentiva ronzare un moscone che pensò fosse la mia anima. Feci Giamburrasca, che era il libro preferito di mia madre, per reazione alla definizione, terribile come una galera, di regista impegnato che mi avevano dato. Da ragazzina, rubavo i libri segreti di mio zio e mi cacciavano da tutte le scuole» dice la Wertmuller ripercorrendo la sua storia.

L’AMORE– Amicizie, incontri fondamentali come quello con il padre di Anna Frank, Otto Frank, amori, come quello con Enrico Job, pittore, scenografo e scrittore, morto nel 2008.«E’ stato fondamentale. Abbiamo passato 44 anni insieme, benissimo. Non ho mai avuto un debole per gli uomini belli, mi ha sempre affascinato l’animo e lui era un grandissimo artista. La parte visiva dei miei film è nata con Enrico. Certo non è più qui con me, ma la vita cammina. Non mi posso lamentare».

FELLINI– E ancora l’incontro il sodalizio con Federico Fellini, di cui dice: «E’ il cinema. Un uomo meraviglioso. Come non volergli bene. Lavorare con lui era una festa. Era curiosissimo delle donne. Federico e Marcello Mastroianni avevano la mania del telefono. Facevano la corte alle donne al telefono. Era un loro gioco. Ci stavano le ore e a volte dovevi ricordargli che il set era pronto». Fu proprio il regista de “La dolce vita” a darle consigli preziosi quando fece il suo primo film “I Basilischi”, nel ’63. “Non ascoltare tutti i suggerimenti tecnici che ti daranno ma punta al talento di narratore” fu uno di essi.

“Lo ho già detto anni fa che alla mia morte andrò via come un commensale sazio”. Conclude con una grande, solare gratitudine alla vita che sarà il filo conduttore della sua autobiografia.

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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

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