PUBBLICITA’. I tre slogan che hanno cambiato la storia

Può un poster pubblicitario/propagandistico cambiare il corso della politica? Saremmo portati a rispondere di no. Eppure talvolta è bastata un’idea, un poster, uno slogan, un’iconografia, tre paroline messe al posto giusto.

Eccovi la Top 3 degli slogan che si vantano di aver fatto la storia…

1- Lo slogan “I WANT YOU for U.S. Army” all’interno del celeberrimo poster creato dall’illustratore  James Montgomery Flagg nel 1917, fu un espediente vincente per arruolare giovani sia per la Prima che per la Seconda Guerra Mondiale.

DESCRIZIONE- Semplicemente “The most famous poster in the world”. L’adattamento di un poster per il reclutamento britannico datato 1914. Ne furono distribute più di quattro milioni di copie tra il 1917 e il 1918. Lo Zio Sam è una delle più famose “personificazioni” degli Stati Uniti d’America e nasce dalla storpiatura di un personaggio realmente esistito e stimato, un tale Samuel Wilson, che nella guerra angloamericana del 1812 riforniva di carne  le truppe americane.

2- Lo slogan “I LIKE IKE” contribui’ in maniera determinante alla vittoria del Partito Repubblicano. Il copywriter che creò lo slogan fu Rosser Reeves (1919- 1984). Reeves è divenuto celebre anche per un altro slogan, quello per le caramelle M&M’s: “Si sciolgono in bocca, non in mano”

DESCRIZIONE– “Ike” era il soprannome di Dwight Eisenhower. Lo slogan fu scelto da Peter George Peterson per le elezioni presidenziali statunitensi del 1952. Nel 1953, lo stesso Peterson diventerà direttore dell’agenzia pubblicitaria McCann Erickson.

Il famoso linguista Roman Jakobson analizza lo slogan con queste parole… “Nella sua struttura succinta è costituito da tre monosillabi e contiene tre dittonghi /ay/, ciascuno dei quali è seguito simmetricamente da un fonema consonantico, /I k k/ (…). Hymes ha notato un analogo nucleo dominante /ay/ in alcuni sonetti di Keats. I due cola della forma trisillabica I like/ Ike rimano fra loro e la seconda delle due parole in rima è completamente inclusa nella prima (rima ad eco): /layk/ – /ayk/; immagine paronomastica d’un sentimento che inviluppa totalmente il suo oggetto. I due cola formano un’allitterazione e la prima delle due parole allitteranti è inclusa nel secondo: /ay/ – /ayk/, immagine paronomasia del soggetto amante involto nell’oggetto amato. La funzione poetica secondaria di questa formula elettorale rafforza le sua espressività ed efficacia”

3- Lo slogan “YES WE CAN” (e l’iconico poster dello street artist Obey) hanno contribuito in maniera determinante all’elezione del primo Presidente degli Stati Uniti afroamericano, Barack Obama.

DESCRIZIONE- Parte di un discorso pronunciato dal candidato Barack Obama, in corsa per le elezioni presidenziali del 2008. “Yes we can” divenne ben presto il titolo di una canzone destinata ad accompagnare ogni convegno di Obama. Ma ci ritrovammo “Yes we can” anche su gadget, magliette, spille ecc. Lo street artist Obey, infine, realizzò una serie di soggetti per dare un tocco di classe alla mastodontica campagna pubblicitaria del primo Presidente afroamericano della storia (“Hope”, “Progress” ecc). Visto il successo ottenuto coi suoi lavori, i poster di Obey diventarono ben presto l’immagine ufficiale del futuro Presidente.

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