LIBRI. OPEN [di A. Agassi]

“OPEN” è la biografia [EINAUDI] di Andre AGASSI, ex numero uno nonché star conclamata del tennis mondiale.

Di solito non amo le biografie, ma questa è davvero sorprendente non solo perchè è scritta da dio da un Premio Pulitzer come JR Moehringer (che decide di non comparire da nessuna parte come autore). E’ sorprendente perché racconta il volto inedito dell’arcinoto tennista tra luci e ombre (molte e di gran lunga più affascinanti). Quell’Agassi prima meshato e poi pelato, che tutti i giornali sportivi, all’epoca, etichettarono troppo e troppo velocemente, portando alla luce più i rumors che riguardavano la sua vita extra sportiva delle imprese che ne fecero una delle star più precoci del tennis. Con questa Bio, Andre impugna una penna a mo’ di racchetta e piazza qualche ace dei suoi. OPEN ripercorre tutte le tappe della vita del grande tennista: il primo autografo a 6 anni, l’escalation improvvisa, i soldi, lo slogan Canon “L’immagine è tutto”, le parrucche, il rapporto col padre ex pugile iraniano, l’odio viscerale per il tennis, la droga, il matrimonio con Brooke Shields, quello con Steffy Graaf [foto]

Tutto ciò che ha reso Agassi un personaggio da copertina diventa qui materiale per smontare inesorabilmente l’immagine di antidivo che i media e gli sponsor gli hanno sempre “cucito addosso” (nel caso di Nike, non è un modo di dire). Così come lo è l’eterno dualismo mediatico con Pete Sampras. Agassi, capellone (“Erano parrucche e temevo sempre che mi cadessero”), punker (“Amavo il pop di Celin Dion”), genio e sregolatezza, baciato dalla fortuna. E dall’altra parte della rete, Pete: tecnica pura, ingegno, dedizione, il vero numero uno, come lo stesso Andre non ha problemi a riconoscere. Pete vs Andre: uno scontro che infiammò la prima metà degli anni ’90. “Il miglior servizio contro la migliore risposta”. La sua vita sportiva è stata un continuo rincorrere trofei, delusioni, camere d’albergo. Un continuo rincorrere sé stesso, oltre le reazioni della stampa, lontano dal clamore dei flash. Amori biennali, depressioni, tre slam vinti prima dei 25 anni, contro tutto e contro tutti. Allenatori finti, amici veri come Jim Courier [foto] e avversari scorretti come Becker, contro il quale disputa una semifinale rabbiosa degli US Open nel 1995, dopo le pesanti dichiarazioni del tedesco al suo indirizzo. Qualcuno dei personaggi citati resterà senz’altro ferito dalle parole al vetriolo di Andre.

Gli sbagli, gli agi che si accompagnano alla solitudine del tennista, le battaglie mentali prima che fisiche, il dolore e il sacrificio ricacciati dall’altra parte della rete a suon di ace, schiacciate sottorete e vincenti lungolinea. La forza di reagire usata prima per arrivare più in alto di tutti e poi improvvisamente mollata sul più bello per rincorrere qualcos’altro di più importante, lasciando il vanto del Ranking ad altri e la rabbia dei tifosi tutta per lui. La Nike, la fondazione Agassi, Brad, Perry, il fratello Phil. L’ultima resurrezione, quando più nessuno ormai credeva in lui.

Era difficile rendere interessante una sfilza di match, intervallati da episodi di vita extrasportiva. OPEN invece riesce a farci appassionare ad ogni singolo incontro che troviamo lungo le oltre 400 pagine di questo volume. Rende avvincente anche (anzi soprattutto) quegli sprazzi di vita dove domina il vuoto esistenziale, la routine quotidiana con la celeberrima moglie di turno, l’ipocrisia dei Party esclusivi dell’Alta società ai quali Andre viene invitato a partecipare. Agassi ha in serbo una storie per tutto ciò che ha vissuto: da quella volta insieme al cast di Friends a quella volta nel deserto quando per poco non si giocò una caviglia. Per non parlare delle gare: ciascun match è un racconto che ha poco a che vedere con tutti gli altri, nonostante si tratti sempre dello stesso sport, della stessa pallina che rotola da una parte all’altra del campo. Ogni avversario ha una storia, ogni colpo ha una storia, ogni stagione agonistica è una summa di cose perse e cose guadagnate che paiono non essere mai in equilibrio, ma il bello è proprio quello. Tennis metafora della vita? Sì, ma anche semplice sport che sfibra il corpo e l’anima mentre li rafforza. Dura la vita del tennista quando si desidera costantemente altro per sé che non sia il tennis. Il tennis, il tennis. Più che una biografia sportiva, un romanzo entusiasmante.

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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

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