CINEMA. RECENSIONI. PROMETHEUS di R. Scott

ATTENZIONE: CONTIENE SPOILER

CHI E’ PROMETEO- Nella mitologia greca, Prometeo è il figlio di Giapeto e Climene. Suo cugino Zeus, per la stima che riponeva in lui, gli diede l’incarico di forgiare l’uomo che egli modellò dal fango e animò con il fuoco divino.

IL FILM- Ripercorriamo quello che ho visto…

Titoli di testa: un lungo pianosequenza ci porta in una terra incontaminata che non riusciamo ancora bene a collocare geograficamente/storicamente. E’ l’alba dell’umanità secondo Ridley Scott: un gigante albino col fisico da wrestler, per una qualche ragione, avvicina alla bocca una strana pozione immersa in una ciotola hi-tech ma la sostanza che beve reagisce male a livello molecolare, tanto che il bestione crolla dalla cima di una cascata e si dissolve nel fiume dando origine alla razza umana.

Stacco di una cifra d’anni. Una coppia di scienziati, durante degli scavi archeologici, trova un dipinto vecchio di millenni. Lei (Noomi Rapace) resta mezz’ora a bocca aperta davanti alla scoperta, poi chiama a raccolta il suo collega/fidanzato/ sosia “sputato” di Tom Hardy (l’attore Logan Marshall-Green), ed entrambi restano estasiati davanti al graffito di un omino stilizzato molto più alto della media che indica una costellazione sconosciuta. Deduzione: “Gli alieni ci hanno lasciato un segnale. Dobbiamo andare proprio lì dove indica l’omino del disegno, cioè quarto pallino in basso a destra (le coordinate spaziali precise? Roba da sfigati nerd)”

ALLA BERSAGLIERA- Stacco di un paio d’anni. Un vascello, il Prometheus, è partito alla volta del pianeta sconosciuto indicato dal graffito. A capo del progetto ci sono i due scienziati di cui sopra e un gran pezzo di capitana (Charlize Theron). In una scena che ricorda quella storica di “Alien” in cui Sigurney Weaver si mostrava in tutto il suo splendore, l’algida signora è intenta a fare le flessioni in mutandine e reggiseno: resterà di gran lunga il suo contributo migliore a questo film. In realtà, a bordo ci sono anche un robot antropomorfo (David) e il suo vecchio creatore, nonché finanziatore dell’intero progetto, che all’inizio appare solo sotto forma di ologramma. Un equipaggio di una decina di scienziati si imbarca nel viaggio cosmico e si fa bellamente due anni in una vasca criogenica senza sapere né dove si sta andando nè a fare che.

PARCHEGGIA QUA VA’…- La nave spaziale, durante il tragitto, si imbatte in un pianeta sconosciuto dove si scorge a malapena qualcosa che sembra una base spaziale aliena. “E’ certamente questo il pianeta che stiamo cercando”, fa uno. E quelli si fermano. Tutti indossano le tute spaziali, tutti tranne David (Michael Fassbender, bravo come sempre). L’allegra brigata si avventura senza casco (c’è ossigeno) in un sotterraneo che ben presto scopriranno essere una nave spaziale a forma di ciambella. Il robot quasi-umano spinge un tasto e attorno ai protagonisti si animano gli ologrammi degli ultimi visitatori giunti fino a lì e puntualmente crepati. Il sosia di Tom Hardy riesce a sbloccare il congegno che tiene chiusa una porta e ad attenderli c’è il capoccione di Prometeo e dei vasi da cui esce la strana sostanza nera vista nella primissima scena. Intanto David, che fino a lì sembrava innocuo, comincia ad esternare le sue paranoie robotiche (come Hal 9000 in “Odissea” o Ash in “Alien”). Appena ne ha l’opportunità, l’ambiguo robot “trucca” il drink del sosia di Tom Hardy che, ubriaco com è, potrebbe ingurgitare anche del cemento a presa rapida senza accorgersene. Il liquido porterà il giovane ad una morte violenta e dolorosa ma intanto gli regala dei sani pruriti all’altezza della cintola. Da che non si reggeva in piedi, il ragazzo si ritrova carico e ingrifato sotto le pezze della bella consorte a stantuffare come pochi. Da qui in poi il film diventa un monster- horror dove muoiono tutti e dove…

  • Compaiono zombie dal nulla
  • Un serpente spunta dal liquido nero e due scienziati del Prometheus cercano di accarezzarlo invece di impallinarlo
  • La protagonista, utilizzando un marchingegno che estrae proiettili, si toglie da sola il feto alieno che porta in grembo. La macchina le richiude la ferita con una specie di spillatrice. E lei, dopo aver perso 35 ettolitri di sangue ed essersi liberata di un feto che urla vendetta, si alza in piedi e continua a correre.
  • Il bestione albino stacca la testa a David, che continua a comunicare con l’auricolare (uno dei tanti copiaincolla da Alien)

CONCLUSIONE- Prometheus è uno di quei film che ti entusiasma fino al momento in cui, uscito dalla sala, razionalizzi. La “confezione” di questo pseudo-prequel di Alien è talmente bella che quando esci dal cinema ti viene quasi da abbandonarti ad un giudizio positivo, non fosse altro che alcune riprese sono troppo suggestive, alcuni CGI troppo curati e il contorno quasi sempre degno di nota. Prometheus ti abbaglia come pochi. Poi, passata la sbornia, una vocina dentro di te si sveglia e ti dice: “Ok. Lo spettacolo è finito. Adesso rifletti un pochino su quello che hai appena visto, ma fallo con lucidità”. E allora lo fai, convinto che dal tuo resoconto non possa che uscirne un buon film. E invece…

 

Un trailer fantastico di due ore. Ma dov’è il prequel di Alien?

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Donne, è arrivato l'arrotino e l'ombrellaio!!!

Un Commento

  1. hehehehehe, è la stessa vocina che mi fece detestare “L’ultimo samurai” dopo essere uscito ubriaco di entusiasmo dal cinema…

    Sono abbastanza d’accordo col tuo giudizio, perché sul piano estetico mi è piaciuto molto, più di tutto il “profilo greco” degli Ingegneri, secondo me una bella trovata, come se i canoni di perfezione attribuiti nelle rappresentazioni divine dell’antica Grecia fossero derivati da quelli che inizialmente erano considerati dèi; ma sul piano narrativo ci sono talmente tanti buchi e incongruenze, oltre a una ingenuità di fondo troppo spinta per essere credibile, che questo film può andar bene solo come divertimento passeggero, un’occasione per dire “toh! ecco chi era il mostro fossilizzato del primo film”, ma nulla di più. Alla fine le scene che davvero mi sono piaciute e che ho rivisto altre volte su internet sono tutte quelle con gli Ingegneri e gli elementi dell’evoluzione che porta al proto-alien. Peccato che il resto sia schizofrenico. Voglio dire, è divertente, non bello; è gustoso come un film di serie B.

    Forse sei un po’ crudele nel distruggerlo così impietosamente, se qualcosa ti ha entusiasmato guardandolo vuol dire che lo spettacolo è stato ben realizzato, almeno per dare agli appassionati (quasi) tutto quel che potevano aspettarsi. Però, con certezza: il robot è il più schizofrenico di tutti, ancora non ho capito che cacchio voleva fare; la “scienziata” sarebbe stata bollata come pazza se il sig. Weyland (e che si fottano le spiegazioni sulla Yutani) non fosse stato ancora più pazzo; il geologo che diventa un superzombie sembra un espediente dell’ultimo minuto per eliminare qualche personaggio secondario; il capitano della nave è l’unico sano di mente fino a quando non decide di suicidarsi con entusiasmo, eliminando un’altra bella massa di secondari; e il finale…. per un attimo ho pensato che Scott si fosse rincoglionito, dimenticando cosa significa “prequel” (poi ho capito che sta progettando un sequel del prequel).

    Insomma si salvano, per me, solo gli elementi di fantascienza pura, tutti quelli che non hanno a che vedere con la cazzonaggine dei personaggi umani. Per questi elementi il film mi è andato bene, mi ha detto quello che mi interessava sapere e lo ha fatto con una bella estetica. Il resto è confusione. Di sceneggiatura proprio.

    oh, a proposito di finale: http://www.youtube.com/watch?v=TAwABnvUhdY

    ciao, e grazie!

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