ARTE. Paolo BARALDI. IO MANIFESTO

Lì dove le persone, i passanti, si aspettano che ci sia un messaggio di vendita ammiccante

ecco invece comparire un segno di rottura. 

Niente più di un manifesto viene percepito come mezzo di comunicazione pubblicitaria. E’ così da sempre; è la più comune delle associazioni mentali. Eppure (Proprio per questo…), una serie artisti di ieri e di oggi  (Rotella, Jarr…) ha dato il via ad un potente sovvertimento semantico. Nel solco di questi artisti, trova il suo personalissimo spazio d’espressione Paolo BARALDI.

PAOLO BARALDI aka ilBARO (Bergamo, 1977).

LA MOSTRA- “A Paolo Baraldi, con IO MANIFESTO, va il merito di un’operazione artistica ma anche sociale e culturale, di cui l’arte in questo momento ha bisogno come non mai”, si legge nel testo di presentazione della mostra che avrà luogo presso il CENTRO LUIGI DI SARRO A ROMA DALL’8 AL 30 NOVEMBRE 2012.

E ancora…

“Il manifesto è lo strumento che Baraldi sceglie come mezzo di espressione artistica e di comunicazione sociale. Strumento il cui utilizzo nell’arte ha radici molto lontane e che, nella Francia di Pierre Bernard ed Henri de Toulose Lautrec, trova una struttura definitiva sancita dalla loro instancabile produzione. Sarà tuttavia il manifesto moderno, alla Jules Chéret, ad ottenere il merito di “aver saputo trasformare i basamenti degli edifici in superfici decorabili e costringere il museo all’aria aperta a riflettere il carattere della razza, a favorire l’educazione inconsapevole del gusto” (Roger Marx, L’Art social, 1913)”.

NON UN SEMPLICE STREET ARTIST- “Definire Paolo Baraldi uno street artist è senza dubbio un’aporia terminologica. Corretta e riduttiva al tempo stesso, l’etichetta “dell’artista urbano” gli va certamente stretta: il suo lavoro è molto di più. Ponendosi al confine tra quello che ha rappresentato il movimento Situazionista negli anni Sessanta e quel genere di arte pubblico-sociale in cui siamo immersi sin dagli anni Settanta, la sua ricerca artistica attraversa, travalicandole, epoche e definizioni. È in questo contesto che deve essere letta l’opera di Paolo Baraldi, la cui natura affonda le radici in quella storia dell’arte che elegge il manifesto come un possibile mezzo di espressione, non soltanto pubblicitaria, ma anche artistica e sociale…

L’artista lascia che sia lo spettatore a decifrare il messaggio dei suoi manifesti disseminati nello spazio pubblico, un messaggio sottile e mai banale. (Così come nella sua altra opera, Almost Rebels, 2012).

OLTRE IL MERO INTERVENTO URBANO- Paolo Baraldi va oltre il mero intervento urbano, tracciando segni e percorsi nella città, ridefinendo confini e possibilità sociali. Ponendo degli interrogativi, forti (P. Baraldi Confronti, c’è un’Italia in cui credere, 2012). Senza addentrarsi nella polemica politica tout-court, con eleganza diffonde messaggi rivolti ad un pubblico di massa e lo costringe a riflettere. Necessariamente. 

Paolo Baraldi, tuttavia, si spinge anche oltre l’estetica della relazione ed arriva, con il suo messaggio, perfino laddove lo spettatore resta passivo: risemantizzando luoghi, soglie e confini.

La sua operazione pubblica di ridefinizione dello spazio urbano come una sorta di invasione del quotidiano e dell’ordinario, richiama alla memoria quanto di recente accaduto a Roma con Invaders nel 2010, micro tessere di mosaico di cui la città serba ancora alcune tracce.

In altri termini, ciò che rende Baraldi più di uno street artist, con i suoi interventi che travalicano la logica della Public Art e dell’Esthétique Relationelle è senza dubbio l’eccezionalità del suo lavoro di sperimentazione che, come un détournement Situazionista, parte dalla forma pubblicitaria per eccellenza, il manifesto, ed arriva al suo sovvertimento semantico e funzionale, rinnegandone il ruolo canonico di strumento pubblicitario.

A Paolo Baraldi, con IO MANIFESTO, va il merito di un’operazione artistica ma anche sociale e culturale, di cui l’arte in questo momento ha bisogno come non mai. [tratto dal testo di Maddalena Rinaldi per la presentazione della mostra “IO MANIFESTO”]

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